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 IL PICCOLO PIERRE  (Storia di un mito)­­

(attenzione, i fatti narrati potrebbero non rispondere al vero)

Il piccolo Pierre nasce nel 1931 da un’idea di Mastantuono. “Quel giorno ero di cattivo umore e la mia terza moglie, Lillian, mi disse che il mio angelo custode avrebbe pensato a tutto. Senza pensarci risposi che io non avevo un angelo ma semmai un diavolo custode...Per pochi attimi mi soffermai su quello che avevo appena detto. Ma che avevo detto? I problemi dell’Alzheimer non mi davano tregua. Diavolo custode, mi venne in soccorso Lillian. Un diavoletto custode? Bene, era nata spontanea un’idea rivoluzionaria che mi avrebbe fruttato soldi a palate! Un minuto dopo l’avevo già dimenticata.”

Fu così che Mastantuono si mise all’opera, aiutato dall’amico e collaboratore fidato, Intini. Lavorarono in segreto al progetto, giorno e notte, instancabilmente, risme di carta piene di appunti e schizzi. Erano determinati a raggiungere il loro obiettivo, creare con le proprie mani qualcosa di immortale da lasciare ai posteri. Il lavoro febbrile procedeva senza sosta, nessuna traccia di stanchezza. Sentivano che la strada intrapresa era quella giusta e che niente e nessuno poteva distrarli dal loro impeto creativo. Poi buttarono tutto e affidarono il lavoro al primo che si rese disponibile, tale John Antamoro, giornalista di alcun talento e disegnatore improvvisato. Fu la svolta.

Il 15 maggio 1931 in una proiezione privata, Il piccolo Pierre debuttò per la prima volta nel film “Pierre’s Judgment Day”. Il personaggio era ancora grezzo, brutto, raccapricciante, schifoso, ma aveva già in se quelle caratteristiche che lo avrebbero reso famoso: ciuffo, pantaloncini, mutande di pizzo e aria sbarazzina.

Nonostante una discreta accoglienza, nessuno volle distribuire il film del nuovo personaggio. All’epoca era di moda “Il genio Mascarpone”, un bambino pestifero a cui Pierre sembrava scimmiottare le gesta ma in forma più triste e patetica.

Mai stanchi di esplorare nuove possibilità, l’anno successivo si dedicarono a un film dal vero. Si provò a mantenere lo spirito della storia ma facendo interpretare questa volta il ruolo di Pierre e Pilar agli attori in carne e ossa Gerard Smith e Anthony Dantòn.

“I due attori non facevano che bisticciare...” Ricorda in un’intervista dell’81 Intini “...Tranne quando dovevano farlo da copione sul set. Le loro litigate erano fredde e poco credibili e questo costrinse anche me e Mastantuono a azzuffate furibonde,  che comunque non servirono da spunto ai due mediocri attori!”

Nonostante i critici si scagliarono contro il film, a parer loro, vuoto e senza struttura narrativa, il botteghino ripagò con un buon successo la pellicola che dette ossigeno alle ormai esigue finanze della coppia.

Intanto nel cinema era arrivato il sonoro a soppiantare il muto, e nascevano i primi cosiddetti “talkies”. Mastantuono e Intini non si fecero sfuggire l’occasione e tornarono al loro primo amore. Lavorarono per produrre un altro film d’animazione con Il piccolo Pierre come protagonista. Nasceva “Gratta, gratta...quello è!”, parodia di un film di Buster Keaton dal titolo molto molto simile, “Guanti bianchi”.

La nuova opera fece il giro del mondo, ad esclusione della Nuova Guinea, Jacuzia, Quebec e Territori del Nord-Ovest che si limitarono a attaccare con 12 armate. Buster Keaton dichiarò: “E’ la farsa più ignominiosa a cui io abbia mai assistito! Non può bastare l’alibi della parodia per far uscire due film con titoli che iniziano per “G”, pressoché identici!”

Dalle querele del comico che non rideva mai, almeno non per i loro film, ai sedici cortometraggi sfornati in poco più di 5 anni. Finalmente, sia il pubblico che la critica, non poterono più ignorare il fenomeno inarrestabile che si stava imponendo nel mondo, Il piccolo Pierre.

La vasta eco suscitata dal ragazzino col diavoletto custode spinse a esplorare anche il filone editoriale. La Kyng Feature Syndacate contattò Mastantuono e Intini per le “daily strips”, le strisce quotidiane a fumetti. La prima apparizione risale al 13 gennaio 1945. Le prime erano avventure scanzonate, come quelle proposte nei film. Mastantuono scriveva le storie, Intini le disegnava e la portiera dello stabile a tempo perso dosava le chine.

Tutto sembrava girare per il meglio ma Mastantuono, pigro e indolente, non aveva voglia di gestire tutto il lavoro e cominciò a scrivere sceneggiature grossolane e sbrigative o delegare chiunque passasse da quelle parti.

 “Il successo mi aveva dato alla testa e i soldi sembrava non bastassero mai!” Confessò anni dopo Mastantuono. “Se qualche sprovveduto si presentava lo sfruttavo senza pagarlo. Una volta arrivai a estorcere centocinquanta sacchi (centocinquantamila lire), così,  solo per il gusto di ricattare! Se non ci fosse stato...che cos’è che stavo dicendo? Ah, sì...se non ci fosse stato quel viaggio in India sarebbe andata a finire molto male!”

Anche Intini entrò in una profonda crisi creativa e sempre più spesso disertava gli studios per dei corsi di danza classica che lo entusiasmavano al punto da mettere in discussione Pierre, Pilar e le carriolate di soldi che arrivavano senza sosta.

La situazione precipitò e Mastantuono e Intini si separarono.

Il primo, abbandonato anche dalla sesta moglie, Meredith, cominciò una collaborazione con i Disney’s Studios. Autore carismatico e sfaccettato si impose con autorità nel nuovo ruolo di smistatore di posta fino a arrivare a collaborare con Wernher von Braun e Willy Ley a una serie televisiva in tre parti: Bum Bum in Space, Bum Bum in the Moon e Mars and Beyond.

Ma il sodalizio durò poco. Mastantuono venne sorpreso mentre disegnava baffi, occhiali e dente nero sull’effige di Micky Mouse ( una sorta di topo antromorfo che richiamava fortemente il Pierre degli inizi ) nell’androne degli Studios. L’atto vandalico non venne perdonato e Mastantuono fu allontanato col supporto del turpiloquio messo a punto per l’occasione.

Nel frattempo Intini, entrato nel tunnel di tulle e tutù, sembrava avere smarrito la strada artistica.

“Ho sempre pensato che cercassero persone più alte. Per questo ballavo sulle punte!” Commentò Intini nel 1984.

Il piccolo Pierre tornò prepotentemente nelle priorità di Mastantuono che cercò di convincere l’amico a abbandonare quel mondo di pirouettes e chinnon. Intini non ne volle sapere tanto da costringere Mastantuono a incendiare la balera dove si allenava e giurargli che i fumetti sarebbero stati solo un compito temporaneo. Intini dette credito alle parole del socio manipolatore.

Di lì a poco prese vita il progetto ambizioso “Le straordinarie avventure di Pierre” (1947) che, partendo dal fortunato libro a fumetti,  lanciò il musical che rimase in cartellone 73 mesi al Teatro Nazionale di Milano e che permise al talentuoso Intini di esibirsi finalmente in Arabesque, Cambré e Grand rond de jambe en l'air, ma solo in ambito familiare.

Nel 1957, nonostante l’intervento del mediocre Paul Ackerman che reinventò graficamente i personaggi, peggiorandoli, il lungometraggio “Pilar, this is the time that you pay them all!”  vinse il primo dei Premi Oscar e il premio dei Primi Oscar. Mastantuono e Intini furono osannati dai media internazionali per il genio creativo e spavalda gestione imprenditoriale. I due si confermarono i re Mida del cinema e dei comics traducendo in oro tutto quel che toccavano. Pierre e Pilar ormai imperversavano in tutto il mondo.

Molteplici le collaborazioni e le iniziative: mascotte per i mondiali di calcio, protagonisti di serie e sigle televisive, colonne sonore tra cui Intin e Corfunkel Greatest Hits (premiato il 12 Febbraio allo Staples Center in Los Angeles con un Grammy Awards,gli Oscar della musica), parchi a tema Pierre&Pilar-land a Orlando, Tolosa, Sidney.

In Italia i fumetti del Piccolo Pierre fecero la prima comparsa il 30 marzo 1950  sul numero 13 del settimanale torinese “Quando l’illustrazione del popolo spopola” in cui fu pubblicata la prima striscia disegnata da Intini dal titolo “Le avventure di Pierre con lo sciacquone”. Durante le guerre mondiali fu più volte sospesa la pubblicazione, per motivi di censura. Alla fine degli anni sessanta i giornali a fumetti che pubblicavano storie a puntate con solo due tavole ad episodio entrarono in crisi. Non Pierre e Pilar che hanno mantenuto inalterato l’appeal fino ai giorni nostri. E’ per questo motivo che quello che avete tra le mani non è un semplice libro ma un pezzo di storia.

(Attenzione: quello che avete tra le mani potrebbe non essere un pezzo di storia)

 

C. Mastantuono


Il piccolo Pierre, Editore Tunuè- Tipitondi, € 14,90 : www.tunue.com/prodotto/il-piccolo-pierre-storie-disordinate/Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">


 

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