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Quattro chiacchiere su Elias le Maudit
Dicembre 2004
Come è nato il progetto di Elias?
Con l’aiuto prezioso di Katja Centomo (Red Wale) avevo avuto un contatto con la casa editrice Les Humanoides Associés. Visionato il mio materiale italiano si dissero interessati a realizzare una serie di cartonati. Bocciai il primo soggetto della casa editrice francese, una trama pseudo-romantica dal vago sapore ottocentesco ambientata nel futuro. Quando mi proposero il fantasy di “Elias il maledetto” non mi entusiasmò, mi trovai fortemente in imbarazzo. Accettai con riluttanza nel timore che non mi sarebbe stata data una terza possibilità. Solo col tempo, lavorando sui personaggi, affezionandomi ai mille risvolti della storia, provando e riprovando per arrivare a una chiave stilistica che fosse adatta al mercato francese senza snaturarmi, ho potuto apprezzare Elias e il suo mondo.
Metodologia di lavoro: con l’editore francese, con la sceneggiatrice, con il colorista.
I miei contatti sono stati da subito col direttore della Les Humanoides Associés. Brunò Lecigne è una persona deliziosa che, fin da subito, mi ha lasciato tutta la libertà di cambiare, sostituire, trasformare pagine e vignette a mio piacimento. Man mano che inviavo in visione le tavole Brunò non ha fatto altro che complimentarsi usando aggettivi esagerati a cui non mi abituerò mai. Che cosa c’era sotto? Sospettavo una fregatura e invece inspiegabilmente mi hanno anche pagato. Certo, ho sentito tutto il peso della responsabilità di realizzare un albo di un genere mai affrontato prima per un mercato straniero dai meccanismi oscuri ma questa iniezione di fiducia è servita per affrontare questo viaggio faticoso nel migliore dei modi. Silvianne Corgiat, scrittrice di romanzi e sceneggiature per film ma esordiente nei fumetti, è stata molto attenta a distribuire i ritmi giusti a ogni sequenza e ha accolto l’idea che cambiassi qualcosa per rendere tutto più scorrevole con intelligente spirito collaborativo. Sia il suo lavoro che quello del colorista Jean-Jaques Rouger è stato curato e attento. Jean-Jaques è subentrato in un secondo momento. Inizialmente i colori della storia erano stati affidati a un’altro autore francese di cui non ricordo il nome. “Siamo fieri di essere riusciti a strapparlo alla concorrenza!” fu il biglietto da visita di quest’ultimo. Pare che fosse un vero fenomeno ma quando vidi le prime prove di colore ebbi un tuffo al cuore. Le tavole erano lavorate in maniera sbrigativa con un uso spropositato di areografo. Cercai di manifestare le mie perplessità con misura, senza urtare la sensibilità dell’autore. Per molto tempo non seppi più nulla dei colori dell’albo. Solo un anno dopo Brunò mi confessò che quelle prove non avevano convinto loro per primi e, nonostante fossero già state prodotte una ventina di tavole a colori, si ricominciò da zero puntando su un giovane esordiente, Jean-Jaques Rouger. Mi innamorai subito del suo lavoro fatto con personalità e buon gusto. Mi divertiva che a realizzare quell’albo fossero tre esordienti. Io nel mercato francese, Silvianne nei fumetti, Jean-Jack nel mondo del lavoro.
Commenti sulla sceneggiatura?
Come spiegavo, Silvianne non aveva mai sceneggiato prima e non ha potuto del tutto evitare alcuni errori classici di chi non ha potuto approfondire quel linguaggio specifico: duplice azione nella stessa vignetta, troppe vignette con troppi ballon, ecc. ma la storia scorreva bene e non ho avuto difficoltà a farmi coinvolgere dalle atmosfere rarefatte e cadenti della sua narrazione ricca e evocativa.
Per raffigurare il mondo di Elias hai adottato particolari riferimenti tematici e stilistici?
No. Tutta la libertà del mondo. Un ambiente medievale fuso a elementi meccanici e moderni. Antico e moderno in una collocazione temporale impossibile da effettuare. Nessun tipo di documentazione, neanche iconografica per non aver nessun tipo di condizionamento. L’idea di non studiare la produzione del fumetto fantasy con i suoi stilemi e il suo linguaggio visivo nasce proprio dall’esigenza di non ripetere un percorso tracciato da altri. Conservare il sapore del genere affrontandolo con gli occhi sgombri da immagini, solo un pizzico di memoria. Spero che il prodotto risulti per questo sufficientemente originale senza per questo tradire le attese degli amanti del fantasy.
Il tuo punto di vista sul genere fantasy.
E’ un genere che ci propone, sia in campo letterario che cinematografico, dei capolavori. Personalmente sono dell’idea che non si possano classificare i generi. E’ all’interno dei generi che possono svilupparsi delle opere raffinate o dei bidoni immondi. Diciamo che tendo a innamorarmi della singola opera senza tenere conto del genere a cui appartiene. E’ vero però che il fantasy propone a un autore una sconfinata libertà esplorativa e creativa che altrove è inattuabile.
Prospettive di sviluppo per “Elias il maledetto”. Una serie di quanti volumi?
Ho letto il plot dell’intera saga e vi assicuro che il primo volume di “Elias il maledetto” da solo un piccolo assaggio sulle potenzialità di un intreccio intrigato e affascinante. E’ una storia su come affrontare il disagio di un destino che cambia i connotati alla nostra vita oltre che a noi stessi. Il dolore che porta alla crescita e alla consapevolezza. Piano piano scopriremo la storia di tutti i protagonisti, la ragazza medico Evangele, il gigante Araneo, l’irresistibile Bertil e la loro struggente umanità. Se non ricordo male la saga dovrebbe esaurirsi in tre libri.
I tuoi interessi extrafumettistici? Letture, visioni, ascolti…
Tutto ciò che riesce a scaldare il cuore. Cinema, mostre, bellissima l’ultima che ho visto su Degas, libri, limitatamente al tempo che il tanto lavoro concede, ma anche il disimpegno di una radio pop che accompagna a basso volume le mie giornate.
Domanda vaghissima e impegnativa. Come vedi il fumetto italiano negli ultimi tempi?
Non è dei più rosei per la deriva economica che il paese sta attraversando e per la miriade di distrazioni, play-station, DVD, VHS, giochi di ruolo e quant’altro, che un ragazzino può avere ai nostri giorni ma ritengo il fumetto un media che nella sua unicità manterrà delle posizioni di privilegio nelle attenzioni del giovane pubblico. L’uscita di una moltitudine di lungometraggi di successo legati al fumetto super-eroistico americano, X-men, Spiderman, Devil, Hulk, Hellboy…non è che un piccolo aspetto dell’enorme potenzialità ancora inespressa. Non nego che ci sia una stasi preoccupante nel panorama italiano che ripete clichè produttivi sulla scia di albi di successo ma fenomeni come quello francese o la rinascita di quello statunitense confermano che, di fronte a prodotti di qualità, i ragazzi sono ancora molto attenti.
Progetti futuri.
Ahimè, è già due anni che sono al lavoro su un “Texone” e sono solo alla metà dell’opera. Comunque, oltre al secondo libro già in lavorazione di “Elias il maledetto”, c’è una buona possibilità che vada in porto sempre con Les Humanoides Associés un progetto umoristico,”Le petit Pierre”, da realizzare a quattro mani con Stefano Intini. In questo caso mi occuperei solo dell’aspetto letterario mentre i disegni impegnerebbero il bravissimo Stefano. Le copertine mensili di Magico Vento, Blek, Miki e di varie manifestazioni fumettistiche assorbono il resto del tempo.

 

Quattro chiacchiere su Elias le Maudit
Dicembre 2004

Come è nato il progetto di Elias?

Con l’aiuto prezioso di Katja Centomo (Red Wale) avevo avuto un contatto con la casa editrice Les Humanoides Associés. Visionato il mio materiale italiano si dissero interessati a realizzare una serie di cartonati. Bocciai il primo soggetto della casa editrice francese, una trama pseudo-romantica dal vago sapore ottocentesco ambientata nel futuro. Quando mi proposero il fantasy di “Elias il maledetto” non mi entusiasmò, mi trovai fortemente in imbarazzo. Accettai con riluttanza nel timore che non mi sarebbe stata data una terza possibilità. Solo col tempo, lavorando sui personaggi, affezionandomi ai mille risvolti della storia, provando e riprovando per arrivare a una chiave stilistica che fosse adatta al mercato francese senza snaturarmi, ho potuto apprezzare Elias e il suo mondo.


Metodologia di lavoro: con l’editore francese, con la sceneggiatrice, con il colorista.

I miei contatti sono stati da subito col direttore della Les Humanoides Associés. Brunò Lecigne è una persona deliziosa che, fin da subito, mi ha lasciato tutta la libertà di cambiare, sostituire, trasformare pagine e vignette a mio piacimento. Man mano che inviavo in visione le tavole Brunò non ha fatto altro che complimentarsi usando aggettivi esagerati a cui non mi abituerò mai. Che cosa c’era sotto? Sospettavo una fregatura e invece inspiegabilmente mi hanno anche pagato. Certo, ho sentito tutto il peso della responsabilità di realizzare un albo di un genere mai affrontato prima per un mercato straniero dai meccanismi oscuri ma questa iniezione di fiducia è servita per affrontare questo viaggio faticoso nel migliore dei modi. Silvianne Corgiat, scrittrice di romanzi e sceneggiature per film ma esordiente nei fumetti, è stata molto attenta a distribuire i ritmi giusti a ogni sequenza e ha accolto l’idea che cambiassi qualcosa per rendere tutto più scorrevole con intelligente spirito collaborativo. Sia il suo lavoro che quello del colorista Jean-Jaques Rouger è stato curato e attento. Jean-Jaques è subentrato in un secondo momento. Inizialmente i colori della storia erano stati affidati a un’altro autore francese di cui non ricordo il nome. “Siamo fieri di essere riusciti a strapparlo alla concorrenza!” fu il biglietto da visita di quest’ultimo. Pare che fosse un vero fenomeno ma quando vidi le prime prove di colore ebbi un tuffo al cuore. Le tavole erano lavorate in maniera sbrigativa con un uso spropositato di areografo. Cercai di manifestare le mie perplessità con misura, senza urtare la sensibilità dell’autore. Per molto tempo non seppi più nulla dei colori dell’albo. Solo un anno dopo Brunò mi confessò che quelle prove non avevano convinto loro per primi e, nonostante fossero già state prodotte una ventina di tavole a colori, si ricominciò da zero puntando su un giovane esordiente, Jean-Jaques Rouger. Mi innamorai subito del suo lavoro fatto con personalità e buon gusto. Mi divertiva che a realizzare quell’albo fossero tre esordienti. Io nel mercato francese, Silvianne nei fumetti, Jean-Jack nel mondo del lavoro.


Commenti sulla sceneggiatura?

Come spiegavo, Silvianne non aveva mai sceneggiato prima e non ha potuto del tutto evitare alcuni errori classici di chi non ha potuto approfondire quel linguaggio specifico: duplice azione nella stessa vignetta, troppe vignette con troppi ballon, ecc. ma la storia scorreva bene e non ho avuto difficoltà a farmi coinvolgere dalle atmosfere rarefatte e cadenti della sua narrazione ricca e evocativa.

Per raffigurare il mondo di Elias hai adottato particolari riferimenti tematici e stilistici?

No. Tutta la libertà del mondo. Un ambiente medievale fuso a elementi meccanici e moderni. Antico e moderno in una collocazione temporale impossibile da effettuare. Nessun tipo di documentazione, neanche iconografica per non aver nessun tipo di condizionamento. L’idea di non studiare la produzione del fumetto fantasy con i suoi stilemi e il suo linguaggio visivo nasce proprio dall’esigenza di non ripetere un percorso tracciato da altri. Conservare il sapore del genere affrontandolo con gli occhi sgombri da immagini, solo un pizzico di memoria. Spero che il prodotto risulti per questo sufficientemente originale senza per questo tradire le attese degli amanti del fantasy.


Il tuo punto di vista sul genere fantasy.

E’ un genere che ci propone, sia in campo letterario che cinematografico, dei capolavori. Personalmente sono dell’idea che non si possano classificare i generi. E’ all’interno dei generi che possono svilupparsi delle opere raffinate o dei bidoni immondi. Diciamo che tendo a innamorarmi della singola opera senza tenere conto del genere a cui appartiene. E’ vero però che il fantasy propone a un autore una sconfinata libertà esplorativa e creativa che altrove è inattuabile.
Prospettive di sviluppo per “Elias il maledetto”. Una serie di quanti volumi?Ho letto il plot dell’intera saga e vi assicuro che il primo volume di “Elias il maledetto” da solo un piccolo assaggio sulle potenzialità di un intreccio intrigato e affascinante. E’ una storia su come affrontare il disagio di un destino che cambia i connotati alla nostra vita oltre che a noi stessi. Il dolore che porta alla crescita e alla consapevolezza. Piano piano scopriremo la storia di tutti i protagonisti, la ragazza medico Evangele, il gigante Araneo, l’irresistibile Bertil e la loro struggente umanità. Se non ricordo male la saga dovrebbe esaurirsi in tre libri.


I tuoi interessi extrafumettistici? Letture, visioni, ascolti…

Tutto ciò che riesce a scaldare il cuore. Cinema, mostre, bellissima l’ultima che ho visto su Degas, libri, limitatamente al tempo che il tanto lavoro concede, ma anche il disimpegno di una radio pop che accompagna a basso volume le mie giornate.


Domanda vaghissima e impegnativa. Come vedi il fumetto italiano negli ultimi tempi?

Non è dei più rosei per la deriva economica che il paese sta attraversando e per la miriade di distrazioni, play-station, DVD, VHS, giochi di ruolo e quant’altro, che un ragazzino può avere ai nostri giorni ma ritengo il fumetto un media che nella sua unicità manterrà delle posizioni di privilegio nelle attenzioni del giovane pubblico. L’uscita di una moltitudine di lungometraggi di successo legati al fumetto super-eroistico americano, X-men, Spiderman, Devil, Hulk, Hellboy…non è che un piccolo aspetto dell’enorme potenzialità ancora inespressa. Non nego che ci sia una stasi preoccupante nel panorama italiano che ripete clichè produttivi sulla scia di albi di successo ma fenomeni come quello francese o la rinascita di quello statunitense confermano che, di fronte a prodotti di qualità, i ragazzi sono ancora molto attenti.


Progetti futuri.

Ahimè, è già due anni che sono al lavoro su un “Texone” e sono solo alla metà dell’opera. Comunque, oltre al secondo libro già in lavorazione di “Elias il maledetto”, c’è una buona possibilità che vada in porto sempre con Les Humanoides Associés un progetto umoristico,”Le petit Pierre”, da realizzare a quattro mani con Stefano Intini. In questo caso mi occuperei solo dell’aspetto letterario mentre i disegni impegnerebbero il bravissimo Stefano. Le copertine mensili di Magico Vento, Blek, Miki e di varie manifestazioni fumettistiche assorbono il resto del tempo.


 

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