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Futuri già passati. “Klon” di Corrado Mastantuono

1 settembre 2016 | Novità | Bonelli | di Alessandro De Cesaris

 

 

Klon è il terzo Speciale della collana Le storie di Bonelli, e si potrebbe sbrigativamente descrivere come una storia di fantascienza. Non però quella fantascienza che si fonda su navi spaziali, confederazioni galattiche in conflitto, specie aliene che minacciano l’universo, macchine pensanti e robot. Piuttosto, l’autore Corrado Mastantuono – già uno dei più apprezzati fumettisti disneyani e texiani – ci offre un thriller psico-politico in cui il costante riferimento alle biotecnologie e all’informatica si intreccia con la dimensione della patologia mentale. Premesse promettenti, con un rischio: l’ennesima rimasticatura di Philip K. Dick o di James G. Ballard.

L’età dell’oro della fantascienza è ormai alle nostre spalle, come ha argomentato a suo tempo Jonathan Lethem (e anche Ridley Scott è pessimista); o forse no. Di certo resta difficile trovare un autore capace di iniettare idee nuove in un filone che si regge ormai da decenni sulle intuizioni e sui canoni imposti da una manciata di geniali pionieri. L’effetto è curioso: se gran parte del fascino della fantascienza risiede nella possibilità di immaginare futuri più o meno possibili, leggendo molta letteratura corrente è difficile evitare l’impressione che il futuro sia già passato. La nostra immaginazione è arretrata rispetto agli effettivi mutamenti in atto, e il risultato è che finiamo per continuare a immaginare il futuro … dei nostri genitori.

Mastantuono offre la via d’uscita più semplice e più efficace rispetto a questo curioso paradosso. Klon non offre scenari rivoluzionari né particolari spunti narrativi, ma ci ricorda i tratti essenziali di una buona storia: una trama coerente, un personaggio in cui è facile immedesimarsi e un intreccio che nonostante tutto riesce a riservare qualche sorpresa. La domanda, ovviamente, è se tutto questo basti a far dimenticare quanto detto, e quindi se il lettore ‘generalista’ sia disposto a passar sopra una serie di cliché fastidiosi per chi, invece, ha un po’ di familiarità con il genere.

Klon è ambientato in un futuro non troppo prossimo, nella Roma del 2070. I monumenti principali della città svettano immutati in uno scenario affollato e hi-tech che rende la Città Eterna simile a un incrocio tra Bangkok e Times Square. Il protagonista è Rocco Basile, un esperto di difese informatiche che soffre di una malattia capace di compromettere fortemente la lucidità mentale. Ingaggiato da un ministero per incrementare la sicurezza degli uffici interni, Rocco finisce coinvolto nelle oscure manovre di una casa farmaceutica, interessata a superare le resistenze governative alla liberalizzazione di un prodotto biotecnologico.

Fin qui, come si diceva, niente (o poco) di nuovo sotto il sole. Le prime quaranta pagine scorrono all’insegna di una vaga sensazione di déjà vu, mitigata forse dal piacere campanilistico nel vedere una città italiana immersa in un immaginario che solitamente predilige scenari d’Oltreoceano. Tuttavia, chiudere l’albo dopo questa prima parte decisamente “canonica” sarebbe un errore.

Improvvisamente, infatti, la situazione cambia. Il pattern classico offerto dalla prima parte della storia (azienda malvagia che complotta contro il genere umano / protagonista maledetto costretto a fuggire da agguerriti sicari / ragazza bionda che compare un po’ per caso a fare da spalla al protagonista) va in frantumi e si trasforma in qualcosa di più sofisticato. Senza anticipare nulla, Mastantuono riesce magistralmente nella tecnica più indicata per far riuscire una storia thriller: mettere il lettore in condizione di non potersi più fidare di quello che sta leggendo. Attingendo a meccanismi tipici delle storie di Phil K. Dick (ma in cui sguazza, per dire, anche il cinema di Christopher Nolan) Mastantuono catapulta il lettore in un intreccio di paranoie e illusioni, costringendolo a seguire il protagonista in un labirinto di incertezze che gli impedisce non solo di scegliere una fazione, ma anche solo di capire quali sono effettivamente le parti in gioco.

Gran parte del piacere che si trae durante la lettura deriva da questa incertezza, dal tentativo costante di distinguere la realtà dalla fantasia, la lucidità dalla paranoia. Klon presenta la classica trama a base di complotti politici e minacce tecnologiche, ma lo fa trattenendo il lettore nella costante sospensione del giudizio, nel dubbio che tutto infine possa risolversi nel classico finale a sorpresa in cui si scopre che tutto altro non era che una fantasia schizoide del protagonista. Per questo è decisamente riuscita la scelta di ridurre al minimo la narrazione oggettiva, e presentare la storia quasi esclusivamente dal punto di vista di Rocco Basile.

Il trucco sarebbe riuscito alla perfezione, oltretutto, se l’autore avesse sviluppato tutta la storia mantenendo la narrazione dal punto di vista del protagonista, invece di interpolare l’esperienza di Rocco con alcune scene in cui la narrazione oggettiva rischia decisamente di rovinare l’atmosfera, avvertendo il lettore della realtà di alcune minacce presentate come potenzialmente illusorie. Questa è forse l’unica pecca strutturale di uno sviluppo narrativo senza altri intoppi, che riesce a redimere la storia di una serie di passaggi contenutisticamente un po’ deboli (ad esempio alcune cadute di stile in cui si ammicca troppo a un certo genere di patetismo nichilista tanto in voga un tempo, oggi forse un po’ patinato). Meglio non esprimersi sul finale, in cui si poteva forse osare di più, ma che viene lasciato al giudizio del lettore.

Il realismo grafico è decisamente ‘bonelliano’, ma presenta talvolta alcune suggestioni internazionali (penso in particolare al Moebius de L’Incal, e d’altronde lo stesso Mastantuono ha affermato che la storia era stata originariamente pensata per il mercato francese). Particolarmente riuscite sono le scene d’azione, con un’ottima gestione delle vignette e inquadrature dinamiche che rendono perfettamente i momenti più concitati e spettacolari.

Potremmo sintetizzare così: Klon recupera in esperienza e perizia narrativa quello che perde in originalità. Più discutibile, forse, è l’idea che l’opera si proponga come quel genere di “narrativa dell’anticipazione” (come scrive l’editor Gianmaria Contro nella prefazione) capace di nascondere dietro il velo dell’intrattenimento e della suspense delle sottili riflessioni sul futuro prossimo della nostra civiltà. In questo Klon non fa un solo passo avanti né rispetto al Phil K. Dick più celebre (ad esempio quello de Ma gli androidi sognano pecore elettriche?) né rispetto ad altri autori di graphic novel capaci di sforzi ben più incisivi in questa direzione (rimanendo in Italia, penso al Manuele Fior de L’Intervista).

Dentro all’intrattenimento seriale, ma fuori dal fumetto, Game of Thrones o la bellissima serie britannica Utopia ci hanno abituato a sfumature morali molto più sottili rispetto alla storia di Mastantuono, in cui i ruoli continuano ad essere assegnati in modo classico e manicheo: le multinazionali sono malvagie per definizione, la donna-angelo è sempre buona, il protagonista è bello, buono e dannato, e così via. Anche l’immaginario non sembra ‘anticipare’ molto, né sulle questioni tecnologiche (la clonazione) né sulle loro ricadute sociali o ‘politiche’. Un problema di soggetto, potremmo dunque dire, che convive tuttavia con una sorpresa ‘tecnica’: che Mastantuono fosse un abile sceneggiatore lo avevamo capito con diverse storie comiche (Disney), ma questo albo lo conferma estendendo il campo alla scrittura drammatica. Mica male, per un autore ritenuto eclettico sotto il profilo del disegno e che, invece, riesce a rivelarsi tale anche nella scrittura.

 

 

 

Il Blade Runner di Corrado Mastantuono: Klon

di Andrea Bramini.

 

Ambientata nella Roma del 2072, l’avventura scritta e disegnata da per il terzo speciale annuale della collana Bonelli Klon – appartiene a quel ramo della fantascienza che immagina il futuro della Terra in chiave distopica.

Fanta-thriller

Rocco Basile è un tecnico di sistemi di sicurezza all’avanguardia, uno dei migliori nel suo campo. Durante un lavoro di manutenzione presso il Ministero della Sanità si trova ad assistere alla strage perpetrata da un commando armato, che uccide il ministro Kepler sotto i suoi occhi.
Basile riesce a fuggire, ma il giorno dopo scopre sgomento che Kepler è ancora vivo e che pare non essere accaduto nulla.


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Si è forse trattato di un’allucinazione dovuta alla sua difficile condizione psicologica? L’incontro con Corinne Bisso, una ragazza misteriosa e pericolosa, sembra fornire una prima risposta.

Con queste premesse prende il via la trama imbastita da Mastantuono, che evidenzia subito quali sono le atmosfere a cui si vuole rifare: fantascienza distopica e thriller di stampo politico.
L’aderenza a tali generi narrativi è così riuscita da trasformarsi però a un certo punto in un boomerang.

Se da un lato gli estimatori di questo tipo di letteratura possono trovare elementi e situazioni in linea con le proprie aspettative, il risvolto della medaglia è che la storia rischia veramente poco in termini di costruzione dell’intrigo.
Formalmente il fumettista dimostra di aver assimilato molto bene la lezione di autori come Philip K. Dick e Ursula K. Le Guin, ma contenutisticamente Klon sorprende meno di quello che potrebbe e vorrebbe.

La storia è scritta molto bene, con un certo ritmo narrativo e tutti gli elementi al posto giusto: ne consegue un racconto molto solido, che fila diretto e sicuro per tutto il suo sviluppo e che gode di una sceneggiatura pulita. Ma dal punto di vista degli eventi raccontati il lettore avvezzo a certe soluzioni probabilmente intuisce fin troppo di quanto deve accadere, anche per via di alcuni ribaltamenti narrativi abbastanza prevedibili.

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Il pregio principale di Klon si rintraccia allora nel suo protagonista: Rocco Basile è una figura che Mastantuono descrive in modo accurato e affascinante. Del suo passato sappiamo poco, perché l’autore sceglie intelligentemente di darcene solo alcuni cenni parziali, sufficienti a intuire la natura degli eventi mostrati ma senza approfondire.

Ma quelle schegge di passato bastano a spiegare il carattere chiuso e schivo del personaggio, che si delinea fin dalle prime pagine attraverso i lunghi monologhi presenti nelle numerose didascalie. Pensieri che possono apparire a volte verbosi o manieristici, ma che delineano invece in modo convincente una mentalità provata dagli eventi e dalle turbe psichiche che la affollano.
Ne risulta un personaggio tridimensionale, un anti-eroe molto umano e davvero riuscito.

Altro punto a favore dell’albo è l’ambientazione: forse l’autore avrebbe potuto mostrare maggiormente l’aspetto di questa Roma del futuro, ma quello che si vede basta comunque a rendere l’idea di un 2072 non molto diverso dal presente, con una presenza più ingombrante e “senziente” delle macchine che aiutano l’uomo e con l’avanzamento della ricerca nei diversi campi della conoscenza.

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L’autore completo

Corrado Mastantuono scrive, disegna e colora Klon tutto da solo, e il controllo di ogni passaggio dimostra la grande attenzione del fumettista verso questa storia.

Per quanto riguarda le tavole, l’autore sceglie una scansione delle vignette molto regolare, che permette quello svolgimento chiaro e sistematico che si rilevava più sopra. La regia risulta così molto asciutta ed essenziale, in grado di non annoiare mai nemmeno nelle scene in cui il protagonista è da solo immerso nei suoi pensieri, grazie a intelligenti cambi di inquadratura che mostrano una varietà di sfondi.

Gran parte dei comprimari vengono raffigurati con lo stile preciso e dettagliato a cui l’autore ci ha abituato nella sua produzione Bonelli e in generale nel suo disegno di stampo realistico; fa eccezione Rocco.
Il protagonista si presenta infatti con fattezze più spigolose, soprattutto nel viso, che rispecchiano anche graficamente il suo carattere introverso e chiuso. I capelli dritti in alto, le guance segnate da occhiaie e da zigomi molto evidenti sono tutti dettagli che concorrono ad un aspetto piuttosto aspro.
L’abbigliamento molto casual e l’iconico impermeabile completano la figura di un personaggio in grado di incidere fin dal primo colpo d’occhio.

 

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Unica deroga vera e propria al tratto realistico è la scena che si dipana nelle pagine 69-70, dove lo stile di Mastantuono si avvicina maggiormente a quello umoristico, che lo rende immediatamente riconoscibile nelle sue opere Disney: questa “deviazione” è giustificata dal fatto che quanto accade in quelle vignette è un parto mentale di un Rocco alticcio, e l’autore usa sapientemente il cambio di registro grafico per differenziare reale da immaginario.

Per quanto riguarda il colore, Mastantuono fa un lavoro tecnicamente molto buono, riuscendo a dosare tonalità più calde per i luoghi chiusi e claustrofobici e toni di ciano e verdino per gli esterni, che volutamente non risultano quasi mai luminosi.

L’aggiunta del colore non è strettamente necessaria alla riuscita della storia, che avrebbe funzionato allo stesso modo anche nel classico bianco e nero: rimane però un pregevole valore aggiunto che regala spettacolarità ad alcune scene.

 

 

Klon
di Corrado Mastantuono
Sergio Bonelli Editore, 2016
128 pagine, 6,00 €


 

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