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CORRADO MASTANTUONO – Ranger capitolino.

Intervista all’eclettico disegnatore romano che prossimamente tornerà sulla pagine di Tex.

1.    Corrado iniziamo subito con la domanda che sicuramente interessa tutti i lettori di Tex. E’ confermato che vedremo la tua prossima storia scritta da Tito Faraci ad inizio 2013 e stai attualmente lavorando ad una nuova storia per Tex?

Certo, confermo tutto. Mauro Boselli, mi ha fatto la soffiata, il doppio albo sarà in edicola a marzo. Ora sono già al lavoro su una nuova storia sempre di Mauro Boselli. L’inizio è molto promettente ma con Mauro questo non posso dire che sorprenda.

2.    All’epoca del Texone affermasti che “disegnare Tex ti fece tremare le mani all’inizio e provare piacere e soddisfazione per il lavoro fatto alla fine”. Ora quale é il tuo approccio?

Be’, ho già all’attivo 880 tavole diventando di fatto la serie Bonelli per la quale ho prodotto di più e ovviamente dopo aver percorso un po’ di strada e aver ingoiato tanta polvere western anche il mio approccio è più rilassato anche se la determinazione a dare sempre il meglio mi spinge a trovare stimoli e tensioni nervose sempre nuove.

3.    Sul Texone a colori uscito circa un anno fa Luca Raffaelli nell’articolo di introduzione parlando di te e riferendosi al tuo senso di responsabilità iniziale di avere a che fare con un monolito del fumetto italiano ha scritto fra l’altro “leggendo con attenzione le tavole di questo Texone, tale difficoltà si riesce ad avvertire. Non perché nella prima parte dell’episodio i disegni non siano belli, ma perché si sente che l’artista romano non ha ancora trovato la sua strada texiana. La scopre gradatamente nel corso della lavorazione, e arriva a compimento nella seconda parte della storia”. Quanto sei d’accordo con quest’affermazione?

L’amico Raffaelli ha indubbiamente l’occhio lungo. Credo che l’impaccio si avverta quasi esclusivamente sulla figura di Tex dove i riferimenti grafici erano troppo legati all’autore che lo interpretava e, soprattutto inizialmente, ero sempre combattuto se abbracciare una di queste interpretazioni o provare a risolvere la questione con le mie sole forze ma con risultati spesso deludenti. Ho dovuto metabolizzare il personaggio e una volta che la sua figura mi è apparsa finalmente convincente sono andato a ritroso a correggere tutti i volti di Tex realizzati fin lì, una trentina di tavole circa.

4.    Sei sempre alla ricerca del tuo Tex o il modello ormai è ben definito?

Il mio è un Tex un po’ più cupo rispetto alla media, Non ha la solarità di quello di Villa, ne i segni nervosi di quello di Ticci. Mi ha sempre colpito un’affermazione di Bonelli che disse che vedeva il volto di Tex simile a quello di Gary Cooper ma più massiccio. Più o meno è quello che penso quando lo disegno.

5.    La storia di Tito Faraci prevede l’accoppiata Tex - Tiger. Per quanto riguarda Tiger vedremo un’evoluzione grafica rispetto a “I giustizieri di Vegas”?

Qui si vede molto di più, per cui sono stato costretto a disegnarlo un’infinità di volte. Il suo volto mi appare volitivo e fiero, scolpito e indomito, simile in fondo a quello di Tex, ma con naso aquilino e occhi profondissimi e scuri.

6.    Dei tuoi tre precedenti lavori trovo che con “I giustizieri di Vegas” sei approdato ad un tratto ancor più realistico nel tratteggio dei personaggi rispetto al Texone e a “Missouri”. Sei d’accordo o è solo una mia impressione?

Difficile da dire. Col Texone ho cercato di realizzare un albo pulito dal tratteggio regolare che potesse piacere anche ai lettori occasionali che si avvicinano a Tex solo con gli speciali. Dopo quella fatica ho sentito l’esigenza di sintetizzare di più il segno e con “Missouri” ho asciugato lo stile da molti grigi di tratteggio che poi invece ho recuperato con “I giustizieri di Vegas” sporcando però di più il segno. La mia ricerca è in evoluzione e sto cercando via via di affinare la mia maniera di mettere in scena il ranger per accontentare anche i palati più fini, senza per questo snaturarmi.

 

7.    Hai iniziato a lavorare negli anni 80 con i cartoni animati all’Ital-studio di Italo Burrascano.  Lavoravi perlopiù a cortometraggi a uso didattico, ma anche alla progettazione di marchi pubblicitari e alla realizzazione di illustrazioni, story-board, depliant e scenografie. Di quei lavori ne ricordi qualcuno che ti diede una particolare soddisfazione?

Nel 1987 realizzai per lo studio di Nico Spano una sigla per Rai tre, Block notes, realizzata con pezzi di carta e tecniche piuttosto sperimentali. Curai tutto, perfino la scelta della colonna sonora presa da un disco di Cat Stevens che avevo. E’ un lavoro che riguardo ancora con orgoglio a distanza di tanti anni. Per chi ha la pazienza e la curiosità necessarie, può andare a curiosare sul mio sito www.corrado-mastantuono.com alla voce video e curiosità.

C’è da dire però, com’è ovvio, che per ogni lavoro ho lasciato un pezzetto di cuore, in fondo sono un po’ tutti figli miei. Non scorderò mai quando alla fine del primo anno di animazione ci riunirono tutti in sala proiezione per visionare quello che era stato il lungo preparato. L’emozione di vedere un proprio personaggio muoversi è qualcosa di indescrivibile ed emozionantissimo.

8.    Dopo è venuta l’esperienza con la Comic Art e la Disney e quindi la chiamata dalla SBE, prima per Nick Raider, Magico Vento ed infine per Tex. Alla SBE hai avuto già modo di lavorare con quattro sceneggiatori di Tex: Manfredi, con cui hai collaborato per Magico Vento, Nizzi, Boselli e Faraci. Quali sono, secondo te, le particolarità che li caratterizzano e le principali differenze fra loro quattro?

Direi, Le storie di Faraci hanno sempre un pizzico di ironia in più, quelle di Boselli sono le più articolate e ariose, quelle di Nizzi sono un monumento alla tradizione Texiana, quelle di Manfredi, con cui però non ho lavorato su Tex, sono storie sempre inattaccabili e scorrevolissime.

9.    Nella tua carriera di disegnatore di fumetti hai affrontato diverse volte il momento del debutto, della fatidica “prima storia”. Forse, correggimi se sbaglio, i tre più importanti momenti sono stati il debutto in assoluto nel mondo dei fumetti con la Comic Art, il debutto su Topolino ed il Texone. Come hai vissuto questi tre diversi momenti, quali sono state le emozioni provate e quale hai affrontato con più “apprensione”?

La mia prima storia realistica, Coureurs de bois su testi di De Angelis, venne pubblicata da L’Eternauta per terza. L’esordio assoluto avvenne con Lo spazio di un sogno e, strano a dirsi, non ricordo il momento dell’uscita in edicola. Sostanzialmente però i miei approcci nel tempo non sono cambiati molto: ricerca ossessiva del dettaglio e della sua resa in stampa, strategie di miglioramento, emozione inarginabile. Tutto shakerato insieme e bevuto di un fiato.

Il debutto con Disney invece lo ricordo: all’epoca dalla redazione ti avvertivano su quale numero di Topolino sarebbe stata pubblicata la storia. L’attesa fu interminabile, quasi un anno. Quando sfogliai l’albo fresco di stampa mi sembrava tutto troppo piccolo e confuso ma a una seconda lettura a freddo mi rassicurò la parvenza credibile del prodotto, simile a quelle degli autori veri che lavoravano da anni. Il risultato inaspettatamente era professionale.

Ho avuto le tavole del Texone per tre anni e mezzo sotto agli occhi e si erano svuotate di ogni significato, non riuscivo più a comprendere se funzionavano, se il segno era sottile, se le vignette erano troppo piene. Solo quando lo sfogliai stampato capii che la resa complessiva era soddisfacente.

10. Tu alla Disney rivesti sovente il doppio ruolo di sceneggiatore e disegnatore della storia che hai ideato. Hai mai pensato di scriverne una per Tex, vedremo mai un Tex tutto tuo?

Non credo, non ci si improvvisa sceneggiatore per Tex. Vi dovrete accontentare dell’omaggio al ranger pubblicato sulle pagine di Topolino.

11. E di pochi giorni fa la notizia che anche Tex avrà il suo Tex Willer Color Fest come Dylan Dog con probabilmente 4 o 5 storie brevi di 32 pagine realizzate da disegnatori che non hanno mai disegnato Tex. Forse sarà un numero unico speciale o forse continuerà. Probabilmente sarà, come al solito, l’accoglienza sul mercato a decidere.  Ti stuzzicherebbe l’idea di occuparti dei disegni e anche della colorazione di una storia breve?

Ovviamente sì ma se la prerogativa sarà quella di scegliere disegnatori fuori dalla serie io già sono out.

12. Nel tuo doppio ruolo di disegnatore/sceneggiatore quando vedi le tue sceneggiature disegnate da altri ti capita di pensare che tu l’avresti disegnata in modo molto diverso?

No, soprattutto perchè quando scrivo una storia non la immagino affatto disegnata ma solo in forma letterale. E’ un piacevole miracolo contemplare le tavole una volta finite. Trovo sempre incredibile l’interpretazione disegnata di quello che ho scritto.

C’è da dire oltretutto che le mie collaborazioni sono avvenute, prima ancora che con colleghi, con amici, amici stimatissimi, per la precisione.

 Intini, Freccero, Faccini, Cavazzano hanno svolto un lavoro encomiabile facendo fare quel salto di qualità che senza il loro contributo la storia non avrebbe raggiunto.

13. In occasione dell’ottantesimo compleanno di Topolino e del settantacinquesimo di Paperino, intervistato a proposito della longevità di questi due personaggi hai risposto, riporto in sintesi, che: “La longevità di Topolino è un grande mistero, nessuna delle sue qualità avrebbe mai fatto pensare che un personaggio di questo tipo potesse durare tanto a lungo. È un mistero che avvolge anche molti dei protagonisti del fumetto italiano, uno su tutti Tex Willer. La longevità di Paperino è molto meno misteriosa di quella di Topolino. Quest’ultimo infatti deve il suo successo sostanzialmente al fatto di essere divenuto un marchio di fabbrica, un brand di una multinazionale come la Disney. Paperino invece ha il dono di una simpatia oggettiva perché ha la grande capacità di far sì che tutti si possano riconoscere in lui.” Ci avviciniamo al sessantacinquesimo compleanno di Tex, anche se hai già detto che pure per lui è un grande mistero, prova a formulare una tua ipotesi sul successo di Tex.

Non volevo essere irriguardoso nei confronti del personaggio più popolare e longevo in Italia. E’ ovvio che Tex sia una testata curata al meglio e destinata già dai suoi esordi ad avere grande seguito e successo di pubblico. Ma Tex ha qualcosa in più, una sorta di magia, di aura che seduce e attrae, una forza misteriosa che fa ereditare la passione ai figli dei vecchi lettori di Tex, e con amore rinnovato  questa passione sembra destinata magicamente a non estinguersi mai.

14. Carson, come personaggio, riscuote parecchio successo fra i lettori di Tex e una stragrande maggioranza afferma che è proprio il “vecchio cammello” il pard preferito. Secondo te questo è dovuto, come per Paperino, al fatto che molti lettori si possono riconoscere in lui, un simpaticone un po’ brontolone e dongiovanni, un tipo in gamba ma non perfetto come Tex?

Sicuramente Carson è la spalla ideale: grande chiacchierone riesce a riempire con disinvoltura gli spazi lasciati da Tex e col suo atteggiamento ironico e fintamente lamentoso riesce a imprimere alla storia un taglio che gli altri due pard fanno più fatica a dare.

15. E fra tutti i personaggi che hai disegnato (Paperino, Bum Bum Ghigno, Tex, Carson, Magico Vento, Elias, Archimede, Tiger ecc. ecc.) quale é quello che più ti diverte disegnare, il tuo preferito?

Tex! Ah ah ah, che ruffiano! Dai, a parte gli scherzi, è molto difficile rispondere. Dipende sempre molto quale storia ho appena concluso e da quanto tempo non disegno un personaggio. Più passa il tempo più la voglia di riprendere quel personaggio con le proprie atmosfere si fa più forte.

16. E quale é invece quello che ti richiedono di più? Alle fiere dei fumetti disegni più Paperino, Tex o Topolino?

Direi Tex e Paperinik.

17. Quali sono le dimensioni della tavola su cui lavori? Variano a seconda del fumetto che disegni?

Variano molto. Dipende dalla grandezza della rivista, dalla qualità della carta, se le tavole sono destinate al colore o al bianco e nero. Per Tex mi servo di una gabbia all’interno di un foglio 30x40.

18. Come procedi nella realizzazione di una tavola e quali strumenti/materiali utilizzi?

Molto semplicemente dalla prima vignetta in alto a sinistra all’ultima in basso a destra. Finché non ho ultimato la vignetta su cui sto lavorando non riesco a passare alla vignetta successiva. I miei strumenti sono quelli classici: matite, gomma pane, pennelli, china, pennino, pennarelli.

19. Quante tavole riesci a fare in media quando disegni Tex, c’è differenza quando invece disegni Topolino?

E’ veramente difficile rispondere visto che raramente mi capita di operare per più di due giorni di seguito sullo stesso lavoro. Comunque in media alla Bonelli mi richiedono non meno di 10 tavole al mese disegnate e inchiostrate. I tempi concessi dalla redazione di Topolino per una storia di trenta tavole si aggira intorno ai due mesi.

20. Ti capita di tornare su una vignetta già realizzata dopo qualche giorno per migliorarla?

Spessissimo. Dopo qualche giorno si torna a essere più obiettivi sul proprio lavoro e anche più critici, per cui dei piccoli errori che non avevo colto improvvisamente sembrano impresentabili e ci si torna su. Altre volte invece una vignetta nasce da subito sfortunata e ci si torna in continuazione per provare a farsela piacere, ma niente da fare, nove volte su dieci sono costretto a malincuore a buttare tutto e ricominciare.

21. Per la massa i fumetti restano legati al concetto di arte minore, forse anche perché per molti rimane il ricordo degli anni 60/70 in cui le edicole erano piene di fumetti molto commerciali con tavole non eccelse fatte da disegnatori spesso sottopagati. Ai giorni d’oggi invece, per quasi tutti i fumetti, c’è molto lavoro dietro la creazione di una tavola, i disegnatori si soffermano molto sui particolari, eppure quest’arte stenta ad essere riconosciuta al di fuori di una ristretta cerchia. Questo non ti scoccia un po’?

Credo che in molti arti creative non ci si renda conto del lavoro che c’è dietro. Certo, il fumetto è uno di questi. Nessuno sospetta che per realizzare un albo Bonelli ci si impiega mediamente un anno. La gran parte della gente pensa che sia un lavoro da sbrigarsi in poche settimane. Però, attenzione, io vengo dal mondo dei cartoni animati, e anche per me fu uno shock quando scoprii che per realizzare un secondo di cartone animato erano necessari 12 disegni, una follia, eppure era così!

22. A parte la tua nota “pigrizia” per le scene che necessitano di molta documentazione quali sono le cose o le scene che ti risultano più difficili da disegnare?

Trovo ostiche sequenze lunghissime. Nella storia di “Il profeta hualpai” l’ultima sequenza, quella per capirci con la barca che chiude la storia, dura ben 70 tavole, ed io, ogni volta che disegnavo il piano della barca, dovevo ridisegnare i morti ammazzati fatti fuori dai nostri in precedenza, vignetta dopo vignetta, sempre gli stessi, sempre uguali.

23. Quali sono le principali differenze, se ci sono, nel disegnare il west di Magico Vento e quello di Tex?

No, non ci sono particolari differenze nel disegno, di tipi di storie invece molte.

24. In Topolino hai una certa libertà, alla SBE vige la gabbia bonelliana, ci sono stati momenti in cui è stato un problema?

Se togliamo PK, MM e poche altre testate anche in Disney la gabbia a sei resta la medesima. Non saprei, per quanto mi riguarda non ha mai rappresentato un problema, salto con disinvoltura da un tipo di regia ad un altro. Certo, la possibilità di cambiare il taglio delle vignette è divertente e offre molteplici possibilità ma la leggibilità delle pagine a sei vignette regolari e insuperabile.

25. In Topolino le storie si evolvono, seguono abbastanza la moda dei tempi cambiando anche i personaggi, nuovi personaggi arrivano come ad esempio il tuo Bum Bum Ghigno, mentre altri sono accantonati come Ezechiele Lupo. I lettori di Tex, o meglio una quota parte abbastanza “agguerrita”, invece sono molto più tradizionalisti e restii ad ogni cambiamento. Tu che ne pensi in proposito?

E’ giusto che sia così. Il successo di una testata come Tex si determina in primo luogo proprio per l’amore di alcune sue caratteristiche e sarebbe da sciagurati cambiare qualcosa che funziona a meraviglia. Poi i cambiamenti a volte sono inevitabili, come quello di aver dovuto sostituire autori molto amati con altri più giovani. Io sono un grande fautore di questo tipo di cambiamento. Facendo molte attenzione a non snaturare il prodotto, può dar vita a un grande impulso di cambiamento nella tradizione.

26. E’ più facile incappare in “lecite censure” dalla redazione di Topolino o da quella di Tex?

Dopo tanti anni di attività capita raramente e quando succede cerco sempre di essere al massimo collaborativo. Direi in egual misura tra Bonelli e Disney.

27. Introdurresti un personaggio equivalente a Bum Bum Ghigno fra gli amici di Tex, un amico un po’ arrogante, indolente, sopra le righe, non del tutto buono?

Kit Ghigno? Ah, ah, ah, no, meglio di no! Rischierebbe di rubare la scena al nostro ranger o, peggio, di farlo finire fuori tema.

28. Che riscontri hai avuto dai lettori di Topolino per la storia di Bum Willer?

Decisamente ottimi. Molti lettori si sono riavvicinati alla rivista dopo molti anni per curiosità. Anche alcuni lettori di Tex non hanno resistito alla tentazione di leggere la parodia/omaggio al nostro ranger. I commenti sono stati quasi esclusivamente positivi, cogliendo la mia voglia di fondere due linguaggi in una storia che aveva come obiettivo ultimo quello di omaggiare un editore a cui devo moltissimo, umanamente e professionalmente, Sergio Bonelli.

29. Uno di quei lettori di Tex che non ha resistito alla tentazione di leggere la parodia/omaggio è il sottoscritto. Anzi per la prima volta ho sottratto a mio figlio il diritto di leggere Topolino per primo. L’ho trovata molto bella sia come sceneggiatura sia come disegni. La caratterizzazione dei tre pard è semplicemente perfetta, specialmente Architaigher. Molto gustose anche le battute umoristiche presenti nella storia. A tal proposito è possibile sperare che in futuro Bum Willer, Pap Carson e Architaigher tornino per un’altra avventura sulle pagine di Topolino? Ne hai per caso già parlato con il direttore del giornaletto Valentina De Poli?

Sarà difficile, altrimenti l’eccezionalità dell’evento non sarebbe tale e credo che anche alla casa editrice di via Buonarroti, che invece hanno apprezzato l’omaggio d’esordio, alla lunga storcerebbero il naso.

30. La scuola italiana produce il 90% delle storie mondiali di Topolino, Paperino e company e i suoi autori sono i più celebrati. Le storie del tuo Bum Bum Ghigno sono state edite in diversi paesi esteri, sono sbarcate anche negli Stati Uniti?

In alcune traduzioni delle storie fatte dagli editori del Nord Europa, Bum Bum è stato identificato con un immigrato, di probabile origine est europea, trasferitosi a Paperopoli. in Germania credo lo chiamino Sergei Schlamassi, e Grovfrans in Danimarca. Se proprio dovevano dargli delle origini diverse da quelle paperopolesi, avrei preferito delle origini italiane, ma mi piace l’idea che anche all’estero Bum Bum abbia un ruolo da emarginato. Per quel che so io in America non pubblicano materiale Disney.

31. Come generalmente fai per tutte le copertine di Topolino, ti sei occupato tu della colorazione del disegno di copertina di Bum Willer, con i tre pard insoliti, che ci hai molto gentilmente “prestato” per il nostro TWM. Ci racconti come procedi?

Si parte da una telefonata o da una mail in cui la redazione ti chiede una situazione che si presta alla storia da pubblicare. Nel caso di Bum Willer forzai la mano e quando proposi il bozzetto presentai i tre, Archimede, Paperino e Bum Bum, armati fino al collo, ignorando una delle regole che invece conosco benissimo, mai armi in copertina, uno dei pochi obblighi imposti dall’America. Trattandosi di una storia western speravo che si potesse fare uno strappo ma in effetti avevo un po’ esagerato. Si decise tutti insieme di lasciare la composizione iniziale ma almeno mostrare il Pap Carson in primo piano con le pistole ancora nelle fondine.

Una volta approvato il bozzetto passo all’esecutivo a china, poi lo scansiono con lo scanner e infine la colorazione digitale.

32. Ti occupi tu della colorazione digitale o la fanno alla Disney? Che programma viene utilizzato?

Le cover le coloro io al computer con il programma Photoshop CS3 e tavoletta grafica.

33. Per quanto riguarda le copertine in casa Bonelli, dopo l’esperienza di Nick Raider e Magico Vento, ora stai realizzando le copertine della miniserie Shangai Devil. Cosa ci dici di questa nuova esperienza?

Una scommessa che mi sono divertito ad affrontare. Messi da parte i suggestivi scenari western di Magico Vento, mi sono dovuto misurare con le immagini evocative dell’oriente. rispetto al passato godo di molta più libertà e, forse anche per questo, spesso il risultato che si vede in edicola è un qualcosa in cui mi riconosco profondamente.

34. E’ stato Manfredi a chiedere te come copertinista oppure la scelta è partita direttamente dalla SBE, e da chi in questo caso?

E’ avvenuto tutto molto spontaneamente. Manfredi ha sempre molto apprezzato il mio lavoro svolto su Magico Vento e ha fatto il mio nome come successore di Massimo Rotundo. La casa editrice da par suo è stata ben lieta di affidarmi le cover della miniserie conoscendo già quello che poteva essere il risultato finale.

35. La miniserie durerà 18 numeri e con il numero di novembre siamo già al 14. Ne deduco che, purtroppo, non vedremo un episodio di Shangai Devil disegnato da te. Che sensazione si prova a disegnare tante copertine di un personaggio senza poterlo “interpretare” completamente in una storia intera?

Sono due mestieri parenti ma profondamente diversi quello del copertinista e del fumettista. Anche con Magico Vento negli ultimi anni mi limitavo a disegnare le cover essendo già passato da anni alla serie regolare di Tex. Non mi crea problemi, anzi mi diverte. Il problema più grande, che è quello di non conoscere la storia di cui si sta realizzando la cover, rimane anche se si disegna un episodio ogni tanto. Sarà sempre compito della redazione di fornirti tracce, spunti e documentazione per metterti a disposizione tutti gli elementi per poter comporre al meglio.

36. Quali storie di Tex preferisci disegnare, hai delle preferenze per le ambientazioni?

No. Mi annoio a ripetere sempre le stesse scene, per cui se lo sceneggiatore riesce  a variare i panorami io vado in brodo di giuggiole.

37. La caratteristica che ti piace di più di Tex e quella di cui faresti volentieri a meno.

Quella che mi piace di più: il fazzoletto nero. Lo fa riconoscere anche in mezzo a una folla sterminata. Per il resto Tex è Perfetto così com’è.

38. Che ne pensi della colorazione della collezione storica a colori di Tex?

Encomiabile. Ovviamente si poteva curare un po’ di più ma pensando a che mole di lavoro si sono dovuti sobbarcare, sono rimasto felicemente sorpreso della qualità mediamente alta delle tavole anche se a me fa storcere sempre un po’ il naso quando il colore viene aggiunto a tavole pensate per il bianco e nero.

39. E del Color Tex? Fra i lettori del forum molti, me compreso, sono rimasti delusi della colorazione proposta.

Tex è un prodotto popolare e anche la colorazione serve a uniformare i vari autori che ci collaborano rendendo le tavole omogenee e gradevoli.

 

40. Da quando sei diventato un collaboratore della SBE ricevi in abbonamento le pubblicazioni della casa editrice. In questi anni quale é stata la storia che più ti è piaciuta come sceneggiatura e quale per i disegni?

Tra le tante belle pubblicate segnalerò il Dylan Dog di Carnevale Recchioni, Mater Morbi.

41. Sul tuo sito c’è una lista con i tuoi 10 disegnatori preferiti, fra gli altri c’è Jordi Bernet che si è anche cimentato con il ranger bonelliano, com’era il suo Tex secondo te?

Alla Bernet. eh, eh!

Io personalmente l’ho adorato anche se mi rendo conto che usciva un po’ dallo stile canonico a cui Tex ci ha abituato. La sua maniera di impostare la tavola è sempre geniale e la distribuzione dei bianchi e dei neri è un punto fermo da tenere sempre presente quando si affronta una tavole in bianco e nero.

42. Facciamo un gioco, incontri il genio della lampada che ti concede di realizzare tre desideri nel campo del fumetto: 1) “Rubare” una qualità di un grande disegnatore del passato o del presente” 2) Essere chiamato a realizzare una storia di ….  3) Avere in dono una tavola originale di … Cosa sceglieresti?

1)    i disegni dal vivo di Boucq

2)    Tex contro Superman

3)    Arzack

43. Continuiamo nel gioco, ammettiamo per ipotesi che esista una nazione dove i fumetti non sono mai stati pubblicati. Sei scelto quale ambasciatore del fumetto per tentare di convincere i governanti di questa nazione a consentire la pubblicazione dei fumetti. Per aiutarti ti è permesso di portare un solo fumetto umoristico ed un solo realistico. Cosa metteresti in valigia?

Che domande: Tex e Topolino.

44. Nel corso della tua carriera qual é stato il complimento che più ti ha gratificato?

Quando riesco a emozionare con un disegno o con una storia il mio scopo è raggiunto.

45. E la critica che più ti ha sorpreso?

Mi dispiace quando non riesco a far capire una sequenza.

46. Secondo te è più difficile per un disegnatore umoristico passare al disegno realistico o per un disegnatore realistico cimentarsi con il fumetto umoristico?

In entrambi i casi è un percorso difficilissimo. Io ho avuto la fortuna di intraprendere la doppia strada quasi in simultanea, iniziando a collaborare con Comic Art e con Disney a distanza di pochi mesi. Altrimenti penso che lo stress e il senso di frustrazione avrebbe avuto la meglio.

47. A chi chiederesti di fare un Texone?  

Mignola, Ross, Charest, Cassegrain, Guarnito, Nine.

48. Finora c’è stato una sorta di ostracismo nei confronti delle disegnatrici ritenute in qualche modo non adatte a Tex. Tu sapresti indicare una o più disegnatrici che secondo te potrebbero fare un buon lavoro per Tex? 

Laura Zuccheri

49. La SBE ad ottobre ha portato in edicola “Le storie”, vedremo in futuro una tua storia su questa collana e se ancora non ne avete parlato quale periodo storico ti piacerebbe disegnare?

Sì, la vedrete. Una storia di cui sono autore anche dei testi ambientata nella Roma del 2070.

50. Bene aspetterò con curiosità l’uscita in edicola di questa tua opera. A proposito di Roma, tu sei romano, non ti affascina l’idea di disegnare una storia ambientata nell’antica Roma imperiale?

Uhm...mica tanto. Le storie in costume sono tra le più difficili da rappresentare vista la necessità di recuperare una quantità di documentazione mostruosa.

 

51. In un fumetto che percentuale di importanza dai al disegno e alla sceneggiatura?

Perdonatemi, sono un disegnatore.

Per quanto mi riguarda una storia accompagnata da disegni discutibili non mi invoglierà mai ad essere letta. Disegno 70%, Sceneggiatura 30%.

52. Come vedi il futuro del fumetto, come te lo immagini fra 10-15 anni, cosa pensi cambierà?

Sarà lo stesso ma molto più di nicchia. Tirature mirate a uno zoccolo duro di lettori che probabilmente sarà costretta a prenotare l’albo sulle proposte che le librerie di settore periodicamente metteranno a disposizione. Le altre evoluzioni sono parenti affini ma non mi sento di chiamarle fumetto.

53. E’ passato poco più di un anno dalla scomparsa di Sergio Bonelli, lui ti volle alla SBE, com’era il tuo rapporto con lui, vi sentivate spesso? C’è un aneddoto che vuoi raccontare?

Il mio editore era un amico. Mi onorava di regolari telefonate quando consegnavo le tavole. Con la scusa di qualche insignificante correzione ce ne stavamo a parlare delle nostre cose, di come andava il mercato, di quel giovane disegnatore appena scoperto. Era un uragano garbato, ti travolgeva con la sua signorilità e il suo calore umano.

Un giorno durante una mia esposizione a Lucca si soffermò su una cow-girl decisamente svestita e commentò: “Questa starebbe bene nella mia stanzetta di originali con donnine!”. Ovviamente il giorno dopo la cow-girl faceva bella mostra di sé nella stanza di via Buonarroti e da lì non se ne sarebbe più andata.

54. Tu nel 1997 hai inviato un disegno per la mostra di Ferentino dedicata a Tex. E’ stata quella la prima volta che hai disegnato Tex?

Quello è il primo documento ufficiale. Prima, più per divertimento che per richieste specifiche, abbozzai spudoratamente qualche Tex ma per fortuna se ne sono perse le tracce, erano impresentabili.

55. Nel 1980 è stata realizzata una serie a cartoni animati per “Lone Ranger” mentre nel 2013 uscirà un film realizzato dalla Disney con Johnny Depp nei panni del ranger. Secondo te per portare Tex sul grande schermo sarebbe meglio puntare su un film o su un cartone animato realizzato ad esempio dalla Pixar o dalla Disney?

Vedrei bene un film iper realistico per Tex. Un ranger duro, gotico con una bella regia di, chessò, Christopher Nolan ma con un rigore storico come per Balla coi lupi. Sarebbe il massimo.

56. Che cosa fai nel tempo libero, hai qualche hobby? Quali sport segui?

Tempo libero? Hai voglia di scherzare? Mi riesco a concedere una partita a calcetto il martedì e due chilometri a nuoto il venerdì, per il resto: pupazzi, pupazzi e pupazzi.

57. Quali fumetti leggono i tuoi figli e cosa dicono del lavoro del loro papà? 

Il più grande ha cinque anni ed è ancora legato ai libri di fiabe o più strettamente legati ai film di animazione che girano per casa. Non sanno ancora leggere per cui sarebbe poco ragionevole imporgli i fumetti. Ma è solo questione di tempo. Eh, eh!

58. Non passerà ancora molto tempo. Eh eh! Mio figlio dopo le favole, appena ha iniziato a leggere è passato a Geronimo Stilton e subito dopo a Topolino, e già chiede di poter leggere Tex. A proposito di western, sul Topolino che ha ospitato la tua storia di Bum Willer, c’è anche un’altra storia ambientata nel West con Topolino, Pippo e Gambadilegno dell’accoppiata Bosco/Zanchi. Quanto è apprezzato il filone western dai bambini di oggi?

 

Non saprei. Sono dati che forse conoscono quelli della redazione, per cui, se le pubblicano, forse sanno che c’è una fetta del giovani lettori che apprezza questo tipo di storie. Io non ho mai creduto troppo ai generi. per quanto mi riguarda ci sono storie belle e meno belle. Certo, poi forse un genere può avere più appeal, può creare più aspettativa ma rimane centrale il tema della storia e come viene raccontata.

59. In una tua precedente intervista ho letto che tua madre non ti voleva mandare al liceo artistico perché non garantiva buone prospettive, cosa disse quando decidesti di andare all’Istituto Nazionale per la Cinematografia e la Televisione per imparare a fare i cartoni animati?

Anche in quel caso non voleva essere un’imposizione ma un consiglio. Ho sempre avuto tutta la libertà per decidere del mio futuro. La scelta dell’Istituto statale per la Cinematografia e la Televisione fu comunque ben vista dai miei genitori. Era l’unica in tutta Italia e dava buone possibilità di inserimento nel mondo del lavoro che, proprio in quegli anni, si tratta dei primi anni ’80, arricchiva la propria offerta nel mondo televisivo con l’entrata in scena dei canali Fininvest.

60. C’è un “mistero” nella tua infanzia, a volte affermi che “da un mio amico, Paolo, di un anno più grande di me e proprietario delle preziose collezioni, facevo provviste di decine di Zagor e di Tex”, altre volte “da piccolo non ho quasi mai letto Tex”. Vuoi rivelare in esclusiva per il TWM una volta per tutte se il piccolo Corrado leggeva Tex sognando magari un giorno di disegnarlo o se invece era attratto solo dall’Uomo Ragno?

Paradossalmente nel momento in cui decisi come spendere i miei soldi in edicola non comprai mai né Topolino né Tex. Ovviamente conoscevo entrambi ma la suggestione non era sufficientemente forte. Mi orientavo su riviste dal target più basso come il Corrierino dei Piccoli per poi saltare direttamente alle riviste d’autore come Metal Hurlant, Alter, Orient Express, passando ovviamente dall’inossidabile Uomo Ragno.

Le poche letture di Zagor e Tex sono dovute in gran parte alla sopracitata collezione di Paolo che generosamente mi metteva a disposizione la sua collezione nei pigri pomeriggi estivi.

61. Sei mai stato in America nei luoghi “abitualmente frequentati” da Tex o comunque pensi un giorno di andarci?

Ho toccato le acque di Miami e i parchi di Orlando ma il Grand Canyon non sono riuscito a raggiungerlo. Mi piacerebbe e prima o poi capiterà.

62. La cosa più buffa che ti è capitata durante le tue partecipazioni alle varie fiere del fumetto in giro per l’Italia?

In una fiera un ragazzino mi chiese Braccobaldo e quando gli spiegai che non lo sapevo disegnare mi guardò sdegnato.

Durante una cena a casa di una mia collega della Disney mi sedetti accanto a due simpatici professionisti, non del settore, dei quali non ricordavo il nome e immagino lo stesso anche loro di me. Quando mi chiesero che mestiere facessi risposi che realizzavo fumetti per la Disney. Uno dei due intervenne: “Fumetti Disney? Fantastico! Sai, io conosco molto bene Corrado Mastantuono!” Lo guardo sorridendo della serie “mi stai prendendo in giro?” E invece lui incalza: “Lavora ancora per la Disney?”. Non ebbi il coraggio di infierire e risposi timidamente “Sì, credo di sì!”

63. Tex, Nick Raider, Magico Vento, Elias, poi le storie per la Disney ma anche disegni per bambini più piccoli come “La topolino amaranto” e “Il valzer del moscerino”, oppure tavole umoristiche. Hai disegnato di tutto per lettori dalla culla all’età adulta, cosa ti manca?

Fumetti erotici. Perchè non si riprendono le mitiche serie come Sukia, Tromba, Peter Paper? Ah, ah, ah!

64. Un ultima domanda da parte di mio figlio di 8 anni. Quando gli ho detto che avrei intervistato Corrado Mastantuono, la persona che disegna le storie di Paperino che tanto gli piacciono, mi ha detto di chiederti se sei della Roma o della Lazio?

‘A Maggica! (Roma)

Ah, bene, mio figlio sarà contento di sapere che appartenete alla stessa “fede” calcistica e dopotutto anche Kit Willer indossa una “casacca” giallorossa.


 

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